La pedagogia curativa

Nella nostra scuola dedichiamo uno spazio anche ai bambini “speciali”, con particolari difficoltà e che necessitano di un percorso pedagogico mirato ai loro bisogni individuali. Compito della pedagogia terapeutica antroposofica è quello di lavorare intimamente alla trasformazione e alla cura dell’handicap.

La nascita della pedagogia curativa

Nella sua autobiografia, “La mia vita”, Rudolf Steiner ci parla del ragazzo idrocefalo (Otto Specht), che egli, durante gli anni universitari a Vienna, istruì in qualità di insegnante privato ed educatore.
L’insegnamento ebbe inizio quando l’alunno aveva 10 anni e Rudolf Steiner 23 e proseguì per sei anni.
Questo compito educativo ebbe effetti molto benefici non soltanto per l’alunno, ma permise all’insegnante stesso, attraverso l’osservazione di un caso così estremo e perciò anche particolarmente evidente, di sperimentare la relazione tra l’animico-spirituale e il corporeo nell’uomo.
…Quel ragazzo poté poi assolvere al proprio compito di vita svolgendo la professione medica.

Rudolf Steiner era convinto che il ragazzo, la cui educazione gli era stata affidata, avesse grandi facoltà spirituali. Ma erano ancora latenti e non si sarebbero mai palesate senza l’aiuto di nuove modalità di educazione e di intervento.
Inizialmente i talenti del ragazzo non erano percepibili.

Fisicamente e psichicamente pareva così diverso che i genitori dubitavano della possibilità di istruirlo. Avevano tentato di inserirlo in una prima classe della scuola elementare, ma non era riuscito a superare l’esame di ammissione; la sola cosa che era stato in grado di fare era un grosso buco nel quaderno con la gomma da cancellare.

Per la buona riuscita di un percorso così particolare, come poi si realizzò, bisognava prima creare i giusti presupposti.

Rudolf Steiner propose ai genitori che gli fosse affidato non solo l’insegnamento, ma anche l’educazione del ragazzo. La fiducia che soprattutto la madre riponeva nell’universitario ventitreenne, le fece accettare la proposta e creare il primo presupposto necessario.

Un secondo presupposto viene descritto da Rudolf Steiner in questo modo: “Ben presto il ragazzo sviluppò un grande affetto nei miei confronti così che il mio interagire con lui portò al risveglio delle sue facoltà animiche ancora dormienti”. Nell’amore il bambino si apre all’azione risanatrice del suo educatore.
E il terzo presupposto sta nel dar libera forma creativa all’insegnamento e alle misure terapeutiche basandosi esclusivamente sui fondamenti pedagogici e pedagogico-curativi: “Per l’insegnamento dovevo escogitare metodi particolari. Ogni qual volta che la durata della lezione superava, anche solo di 15 minuti, il tempo originariamente assegnatole, questo comprometteva il suo stato di salute.
Dovevo scrupolosamente attenermi a un principio di economia. Spesso per tenere mezz’ora di lezione dovevo prepararmi per ben due ore, per presentare i contenuti di apprendimento in modo tale da poter raggiungere il massimo grado di rendimento del ragazzo nel minor tempo possibile e con il minimo sforzo delle sue forze spirituali e corporee. Dovevo ponderare molto bene la successione delle singole materie d’insegnamento e tutta la ripartizione della giornata doveva essere strutturata adeguatamente.”

A questi provvedimenti pedagogici Rudolf Steiner aggiunse anche una terapia del movimento di cui fa menzione nel suo “Corso di pedagogia curativa”: L’intento consisteva nel fatto che il movimento delle membra venisse dominato con forza ed è così che l’idrocefalia scomparve. La testa è diventata più piccola e questo è un segno che è possibile che ciò riesca.

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